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Telelavoro e smart working, differenze tra due “nuovi” concetti di lavoro

Con la fase 3 parte dei lavoratori italiani è rientrata in ufficio. C’è chi poi continua a lavorare da casa, in formula parziale o totale. Ma lo smart working ha davvero rivoluzionato tutto il concetto di lavoro da casa o esiste ancora la differenza con il telelavoro?

Perché tra telelavoro e smart working ci sono molte differenze.

Cos’è il telelavoro

Il telelavoro è un vero e proprio trasferimento di postazione da ufficio a casa. Il lavoratore deve dotarsi di un’unica postazione che poi sarà quella di sempre e seguire un orario fisso con pause stabilite. Da parte sua l’azienda deve farsi carico di tutti gli strumenti che il lavoratore deve avere a disposizione per lavorare e il loro consumo energetico. Il telelavoro è regolamentato dall’Accordo Quadro del 2004.

Cos’è lo smart working

Anche lo smart working, in italiano lavoro agile, presenta così come il telelavoro soluzioni economicamente molto più vantaggiose per l’azienda rispetto al lavoro in loco. Il primo però è ancora meno vincolante sia per il datore di lavoro che per il dipendente.

Con lo smart working l’azienda non deve necessariamente farsi carico degli strumenti di lavoro del dipendente che, non avendo postazione e orari fissi, può gestire risorse, spazi e tempi come meglio crede. L’importante è che porti a termine il proprio lavoro.

Al di là dei freelance non sono poche le aziende che da contratto permettono ai dipendenti di alternare lavoro da casa e lavoro in ufficio. Oltre a un decisivo beneficio per l’ambiente e per il tempo risparmiato di tragitto casa lavoro lo smart working, se ben gestito, permette un buon bilanciamento tra vita privata e professionale.

Entrare ogni mattina in ufficio per andare a lavoro è sempre sembrato come un mettere da parte la propria vita privata e approdare in un’altra dimensione. Il lavoro però spesso, soprattutto in un settore come quello degli eventi, difficilmente finisce chiudendo alle proprie spalle la porta dell’azienda. Questo significa che, se già di per sé molti lavori non hanno orari e difficilmente si riesce a dividere la vita privata da quella professionale, diluire spazi e tempi può aiutare a bilanciare i vari aspetti della propria esistenza senza sacrificarne nessuno.

La flessibilità e l’adattarsi a situazioni impreviste è la prerogativa del mondo degli eventi, e non solo: sfruttiamo allora questa fase di ripresa per riappropriarci gradualmente della nostra quotidianità traendo beneficio dalle soluzioni flessibili finora trovate, anche se in occasione di situazione di crisi.

Con le dovute idee, abitudini, buone pratiche, un lavoro a distanza può portare dei frutti. E soprattutto ricordandosi che lo smart working non è un favore ma un’alternativa ragionata che va accompagnata da comunicazioni, formazione e costante aggiornamento con il team. Cose che spesso mancano anche lavorando in uno stesso spazio.



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